21 Febbraio 2022

ALTO ADIGE PINOT NERO ANNATA 2018 17.02.22

ALTO ADIGE PINOT NERO ANNATA 2018  17.02.22

 

UN BICCHIERE CON L’OSTE

17.02.2022 – ALTO ADIGE PINOT NERO ANNATA 2018

 

Sarà stato il destino o forse una semplice coincidenza ma questo 17 di febbraio ce lo ricorderemo sicuramente. Ho involontariamente organizzato una degustazione il cui tema era il Pinot Nero dell’Alto Adige nello stesso giorno in cui è stato dato l’ultimo addio a colui che l’ha praticamente creato, Franz Haas.

I suoi vini non erano nemmeno in batteria, quasi come se lui mi avesse detto “non metterli, i miei sono unici, sono i “primati” di quel vino che ora rappresenta, sopra a tutti, la mia zona di origine, l’Alto Adige”.

Il suo nome è risuonato più volte in sala, in segno di rispetto e di ricordo, anche con qualche sfumatura di critica per l’Oste e la sua malsana idea di non inserire i vini del grande maestro in batteria.

Sinceramente, quando ho pensato alla degustazione, non potevo immaginare la tragedia alla quale avremmo dovuto assistere ma soprattutto non ho trovato l’annata corrispondente dei vini prodotti da Franz prodotti.

È andata così… ma veniamo alla serata. Un momento dedicato interamente al Pinot Nero dell’Alto Adige annata 2018.

Dodici vini, suddivisi in tre batterie, in un bellissimo crescendo. Ho selezionato quelli che per me erano i più rappresentativi, conosciuti e che posso definire “migliori”, anche se, in tutta onestà, la lista poteva essere decisamente più lunga.

Come sempre i vini sono stati serviti alla cieca e alla fine di ogni batteria, prima di svelarne il nome, dovevano essere votati.

 

Prima batteria

1 – STROBLHOF – PINOT NERO PIGENO

2 – ARNOUX – SAVIGNY 1er CRU LES VERGELESSES

3 – PRODUTTORI DI TERLANO – PINOT NERO RISERVA MONTICOL

4 – CARLOTTO – PINOT NERO MAZZON

 

Abbiamo iniziato affrontando un Pigeno piacevole, pronto da bere, immediato e rispettoso dell’uva che rappresenta. Uno di quei vini che stappi sempre con estremo piacere, perfetto come aperitivo ma anche da pasteggio. Stroblhof è una garanzia di certezza.

Poi, subito il primo fuori lista a sorpresa, che ci ha portati in Francia: il Savigny 1er Cru di Arnoux. Si è trattato di una vecchia conoscenza, già inserito in una passata degustazione ma che non aveva raccolto grande successo. Subito si presenta molto chiuso e con dei sentori che non ricordano  l’uva con cui è stato prodotto. Molto più corposo rispetto agli altri vini in batteria e con un colore più carico. È stato molto criticato, proprio come mi aspettavo. Invece andava solo atteso un po’. Spesso però il tempo di aspettare non c’è e, proprio per questo, è finito in fondo alla classifica. Peccato perché l’ho riassaggiato un’ora dopo ed era decisamente cambiato, in meglio.

La prima batteria proseguiva con il Monticol di Terlano, quello che è considerato una delle migliori espressioni di questo vino in Alto Adige. Anche in questo caso il tempo è stato tiranno perché si è aperto lentamente, troppo lentamente. Dal mio punto di vista poteva finire sul podio ma anche in questo caso ha espresso tutto se stesso dopo molto tempo nel bicchiere passando dal presentarsi come un vino un po’ confuso per finire col rivelarsi  un vino dalla grande eleganza e dalla buona concentrazione.

Peccato.

Carlotto con il suo Mazzon è stato una delle grandi delusioni della serata. Un vino piccolo, molto delicato ma comunque con la sua eleganza, un bel tannino equilibrato ma con un finale un po’ assente. Quando ho svelato l’etichetta c’è stato un grande boato, una grande delusione per un vino che da tutti di noi è sempre stato considerato come uno dei migliori. Ad alcuni membri quasi è scappata la lacrimuccia però, si sa, è così, il vino è vivo e non sempre può essere come lo vorremmo noi. Però, visto il risultato, devo dire che la delusione è stata tanta.

Doppio peccato!

C’è sempre da considerare, però, che in queste degustazioni comparative vengono messi insieme stili e pensieri di produzione diversi e spesso succede di dare un giudizio che magari in altre situazioni non avresti mai dato.

 

Seconda batteria

1 – PFITSCHER – PINOT NERO RISERVA MATAN

2 – PROD. MURI DI GRIES – PINOT NERO ABTEI MURI

3 – PROD. DI ANDRIANO – PINOT NERO ANRAR

4 – MASO CANTANGHEL – PINOT NERO VIGNA CANTANGHEL

 

La seconda batteria inizia con Pfitscher e il suo Matan. Siamo a Mazzon e anche in questo caso il vino non ha espresso subito tutto quello che poteva raccontare; l’ho riassaggiato verso il finale di serata scoprendo che si era decisamente aperto, pur continuando a non stupire così tanto rispetto ad altri vini. Un bel vino comunque, nel quale identifichi il terroir da cui proviene, pronto ed elegante, con quei piacevoli frutti al naso tipici del Pinot Nero. Un vino che non esisterei a bere nuovamente e con piacere.

Abtei Muri come sempre conquista. La sua eleganza, la sua morbidezza e il suo frutto delicato sono una garanzia e viene subito decantato come uno dei vini della serata. Ricordo che anche nella scorsa degustazione si era posto come uno dei principali protagonisti. Un vino completo, dal naso pieno e ricco, con un bel tannino presente ma non invadente.

Anrar di Andriano invece delude, presentandosi poco espressivo, forse a causa di un momento di passaggio. Ci aspettavamo decisamente di più.

Secondo fuori lista della serata: Il Vigna Cantanghel di Maso Cantanghel. Sorprende tutti per la sua eleganza abbinata ad una equilibrata struttura. Si presenta con un colore più carico e un’intensità di profumi che fa la differenza. Per tutti è un grande vino e quando svelo l’etichetta per alcuni è una grande scoperta mentre per molti una grande riconferma. L’ho voluto inserire perchè lo considero uno dei migliori Pinot Nero del Trentino e sapevo che avrebbe lasciato molti a bocca aperta.

Bravo Federico, i tuoi vini non deludono mai.

 

Terza batteria

1 – TIEFENBRUNNER – PINOT NERO RISERVA LINTICLARUS

2 – KOLLERHOF – PINOT NERO RISERVA

3 – NIEDRIST – PINOT NERO VOM KALK

4 – HARMANN DONA’ – PINOT NERO

 

Dulcis in fundo, è arrivata l’ultima e più importante batteria.

Linticlarus è un buon vino, anche se personalmente non mi ha fatto impazzire. L’ho trovato subito un po’ corto, con un tannino molto presente e meno equilibrato rispetto agli altri. Forse mancava un po’ di pulizia al naso ed era presente anche una leggera sensazione di volatile. Vige anche in questo caso la legge dell’attesa, per la quale dopo un’ora era cambiato ma comunque non mi sorprendeva.

Il Riserva di Kollerhof subito avvince e convince, è ricco, profumato, dal ricco tannino e dalla incredibile struttura. Un vino giovane che andrebbe bevuto tra qualche anno ma che tra tutti gli altri esprime una  marcata differenza. Se devo dirla tutto, qui si cresce anche un po’ di prezzo, arrivando ad una fascia superiore ma la peculiarità li vale tutti. Sicuramente un grande vino che rappresenta al meglio la zona in cui è stato prodotto, Mazzon.

Il Von Kalk di Niedrist è un amico di vecchia data, anch’esso incontrato in una scorsa degustazione ma allora l’etichetta riportava l’annata 2015.  Ricordo che l’avevo messo vicino ad un Borgogna e a fatica si coglieva la differenza. Anche il 2018 si presenta in tutta la sua bellezza e per me è il vino della serata. A differenza di Kollerhof è già pronto. La sua eleganza di profumi e di gusto è unica, sorretta da una grande struttura e da una freschezza incredibile. Per me è il vincitore!

L’unico grande difetto è il prezzo, quasi 60 euro allo scaffale è  forse troppo per un vino dell’Alto Adige però caspita… grande vino e per quanto mi riguarda può andare tranquillamente in cima alla classifica. Bravo Ignaz, con la tua umiltà come sempre sai sorprendere e creare dei vini di grande carattere, eleganza e unicità.

Altro boato quando svelo l’ultima etichetta, un vino giudicato sempre molto positivamente all’interno del gruppo ma che in questo caso ne esce un po’ con le ossa rotte; mi riferisco a quello di Hartmann Donà. C’è anche da dire che è stato inserito in batteria dopo un mostro di bellezza però in sala erano comunque presenti persone competenti e non ha sicuramente brillato.

 

Che dire, un Alto Adige che in tema di Pinot Nero sa dire sicuramente la sua anche se, a parte alcuni vini, non siamo rimasti sicuramente folgorati da quanto bevuto, pur confermando l’alto livello qualitativo raggiunto negli ultimi anni.

Anche questi vini contribuiscono a rappresentare un brand, quello dell’Alto Adige o meglio “Sudtirol”, che ti chiedi dove voglia arrivare. Spesso sembra si essere davanti ad un brand che sa di funzionare, che sa di piacere e che ormai è riconosciuto come di indiscussa qualità. Ieri però è mancata la parte emozionale e anche quando l’abbiamo trovata non era equilibrata con il prezzo. Troppo spesso ormai ci sembra di intravedere un vuoto di fantasia e di originalità, anche se quello dell’Alto Adige è un marchio che gode di grande fortuna grazie soprattutto alla bellezza davvero unica del territorio che unica e alla forza di gruppo che sinceramente fa invidia a molte altre zone.

Tornando alla degustazione rinnovo i miei grandi complimenti ad un Federico Simoni che con il suo “Vigna Cantanghel” ne è uscito decisamente a testa alta, dimostrando che se vogliamo anche in Trentino possiamo fare la differenza, regalando a chi assaggia un qualcosa in più che da molti prodotti altoatesini degustati non è arrivato.

Mi sorge a questo punto una domanda: siamo noi che stiamo crescendo oppure sono i vicini altoatesini che hanno già raggiunto il punto massimo?

Una cosa è certa, alla fine vince quello che porti a casa e che berresti tutti i giorni e in questo caso, a detta delle persone presenti in sala, ha vinto il Trentino.

In alto i calici.

Paolo

 

LA CLASSIFICA FINALE

1 – KOLLERHOF – PINOT NERO RISERVA

2 – NIEDRIST – PINOT NERO VOM KALK

3 – MASO CANTANGHEL – PINOT NERO VIGNA CANTANGHEL

4 – PROD. MURI DI GRIES – PINOT NERO ABTEI MURI

5 – TIEFENBRUNNER – PINOT NERO RISERVA LINTICLARUS

6 – HARMANN DONA’ – PINOT NERO

7 – PFITSCHER – PINOT NERO RISERVA MATAN

8 – STROBLHOF – PINOT NERO PIGENO

9 – PRODUTTORI DI TERLANO – PINOT NERO RISERVA MONTICOL

10 – PROD. DI ANDRIANO – PINOT NERO ANRAR

11 – CARLOTTO – PINOT NERO MAZZON

12 – ARNOUX – SAVIGNY 1er CRU LES VERGELESSES

 

 

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