11 Marzo 2026

PARIGI – IL NEBBIOLO CHE NON TI ASPETTI

PARIGI – IL NEBBIOLO CHE NON TI ASPETTI

Un giovanotto, un rampollo langarolo con la voglia di vivere il mondo del vino.

Accanto a lui alcuni dei nomi più blasonati di quest’angolo di Piemonte dove si coltiva una delle uve più eleganti e longeve della nostra penisola.

Probabilmente quel giovanotto non è stato così scaltro nel promuoversi come hanno saputo fare altri, come per esempio Angelo Gaja, un nome a dir poco conosciuto. Forse non ne aveva le possibilità, forse non era il momento giusto.
Chi lo sa.
Mauro Sebaste è sempre rimasto lì, quasi nell’ombra, coltivando i suoi vigneti e vendendo i suoi vini senza cercare quella luce che, probabilmente meritavano.

Quando sono andato a trovarlo ho incontrato una persona dalla grande passione, ricca di storie da raccontare, che ha vissuto in prima persona la nascita e l’affermazione di un territorio che oggi rappresenta uno degli orgogli della viticoltura italiana.

Sempre un po’ in sordina, ma con un obiettivo molto chiaro: creare vini capaci di lasciare il segno. Un incontro affascinante, ascoltarlo è stato un’esperienza indimenticabile.

Ho sempre apprezzato il suo bianco, il Centobricchi, come la sua versione di Alta Langa.
Ritengo però che Mauro Sebaste esprima il meglio di sé nei vini a base di uva Nebbiolo, sia nella versione Langhe sia in quella più importante del Barolo.

Il Nebbiolo “Parigi” rappresenta forse l’interpretazione più classica del suo stile, e l’annata 2023, devo ammetterlo, “spacca”, come si direbbe con un termine moderno.

All’olfatto si presenta con un ricco bouquet di frutta e liquirizia, con sfumature che ricordano vini di ben altro rango.
In assaggio è asciutto, complesso, di grande eleganza, con un legno ben dosato e un tannino fitto ma raffinato. Lungo, lunghissimo, non termina mai.
Che bel vino!

Un vino che promette molto e che merita tranquillamente qualche anno di riposo in cantina.

Oserei dire che è un piccolo Barolo. Provare per credere.

Potrei anche dire che è un vino “croccante”, per restare nei termini moderni.

Mentre lo degustavo in sottofondo girava Summertime di Miles Davis, nella splendida interpretazione di Paolo Fresu. Una versione dal ritmo diverso rispetto all’originale, ma altrettanto profonda e intensa.

Proprio come questo Nebbiolo, profondo ma allo stesso tempo con un ritmo pazzesco.

Abbinamento perfetto.

Provare per credere, fidati!

In alto i calici.

Paolo

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