6 Ottobre 2021

INTERVISTA A LUCA SALIZZONI

INTERVISTA A LUCA SALIZZONI

Salizzoni nella nostra mente è sinonimo di Marzemino.

 

Con Salizzoni entri in una azienda agricola che racconta passione per le vigne e grandissimo rispetto della tradizione Trentina ma con una grande proiezione al futuro.

Siamo a Calliano, ai piedi del meraviglioso Castel Beseno, è un soleggiato pomeriggio di marzo.

Una bottiglia di vino della Valtellina che ho portato dall’Osteria, due bicchieri, davanti a me c’è Luca il giovane enologo laureato ad Udine in viticoltura ed enologia che prima ha affiancato papà Valter poi ha deciso di prendere le redini dell’azienda di famiglia.

Un cambio generazionale che, nel segno della continuità, ha apportato piccoli ma significativi miglioramenti per affinare la produzione dei vini aziendali. Oggi Luca ha due sogni nel cassetto, due progetti che arricchiranno e completeranno la gamma dei vini prodotti in cantina.

Ho scelto Luca per aprire il mio nuovo ciclo di interviste essendo amico di lunga data e persona nei confronti della quale provo un grande rispetto, come per tutta la sua famiglia.

 

Ciao Luca, grazie per avermi accolto, raccontaci qualcosa di te.

Sono un giovane enologo da sempre appassionato del mio lavoro e dopo aver terminato gli studi ho affiancato papà Valter nella gestione aziendale. Lentamente ho preso in mano l’azienda di famiglia e ora lavoriamo bene insieme. Si è creata un grande armonia di intenti, abbiamo suddiviso le nostre responsabilità e devo dire che è un bel mix di componenti di qualità. Ognuno di noi emerge, sono molto soddisfatto della squadra di lavoro che abbiamo creato.

 

Qual è il tuo ricordo più bello di una situazione vissuta in cantina.

E’ sempre emozionante iniziare una nuova vendemmia, ogni volta è come se fosse la prima. Secondo, ma non per importanza, il momento in cui ho messo alla luce il nuovo vino che presto sarà in commercio. E’ stata un’esperienza unica, sia vinificarlo che affinarlo, sia degustarlo.

 

Perché ti ha trasmesso queste grandi emozioni?

Perché sono passati già dieci anni e undici vendemmie da quando ho iniziato fisicamente a fare l’enologo in azienda partendo dalla tesi del diploma a San Michele focalizzata sul Marzemino. E’ sempre stato un vitigno ostico e bistrattato ma il mio intento è dimostrare che razza di vino si può fare, dal mio punto di vista è una varietà di Serie A, bisogna però anche saperla esaltare.

Solo così potrai avere nel bicchiere un vino che ti emoziona e che ti permette di andare fuori regione proponendolo a testa alta.

 

Cos’è per te il vino?

Per me il vino è vita e passione.

 

Qual è l’insegnamento più importante nel mondo del vino che ti è stato dato?

Ho imparato che è l’unica cosa al mondo che riesce a trasmettere l’essenza della terra.

Solo chi riesce a capirlo lo apprezza veramente, partendo dal produttore, ambasciatore della propria cantina, per arrivare al fruitore finale.

 

Quando sei arrivato in cantina, dieci, undici anni fa, c’è stata una sorta di cambio generazionale. Come è stato accettato da mamma e papà?

Positivamente perché è stato in continuità. Ho sempre collaborato anche quando studiavo, un intenso periodo di scuola-lavoro, andavo e venivo da Udine anche due volte a settimana, non so come abbia fatto.

 

Avevi vent’anni…

Se ci ripenso adesso… non è stato difficile, ma è stato un cambio di passo notevole, come l’utilizzo di nuove tecniche.

 

Quali cambiamenti importanti hai introdotto dalla gestione Valter alla gestione Luca per migliorare l’azienda?

Ho messo a frutto gli studi in enologia: una gestione del vigneto accurata partendo fin dalla potatura, tutte operazioni rigorosamente manuali, per arrivare in cantina e dare avvio a vinificazioni più accurate e di precisione.

La vinificazione va curata ora per ora partendo però da una grande materia prima che si fa in campagna e magari, per dare la pennellata finale, utilizzando i locali di appassimento, tecnica strepitosa che deve essere calibrata con accuratezza e nei tempi giusti.

Noi siamo partiti utilizzandola sul Marzemino e sul Moscato, ora la usiamo su una parte di Lagrein, un po’ anche sul Merlot. Sono numerose le varietà che si prestano all’appassimento, è una tecnica che permette di esaltare tutto quello che di buono e ricco crea il prodotto durante l’anno di maturazione in campagna.

 

Com’era l’azienda di prima e com’è la Salizzoni di adesso.

Con l’arrivo del nuovo TrentoDoc il numero di bottiglie si assesta a 70 mila, siamo rimasti un’azienda piccola ma siamo cresciuti in termini qualitativi sia dei vini che esistevano già, sia con l’introduzione di nuove etichette. Dieci anni fa non esisteva il Ziresi, non c’era il Pinot Bianco riserva e nemmeno il Castel Beseno. Con la Doc Superiore abbiamo fatto un salto di qualità importante e ora siamo una delle poche aziende a produrre tre vini in Doc superiore.

 

Parliamo un po’ del vostro nuovo spumante.

Sei anni di attesa, sarà una grandissima emozione aspettare l’uscita del nostro Trento Doc Riserva prevista per il prossimo ottobre. Questo Trento Doc Riserva completerà la nostra gamma e la qualificherà ancora di più. Per noi è veramente un immenso traguardo.

 

Se dovessi identificare la cantina Salizzoni con un vino quale sceglieresti?

Il Marzemino.

 

Perché?

Perchè è il nostro sangue.

 

Il vitigno che preferisci.

Io adoro il Pinot Bianco.

 

Cosa ne pensi delle anfore, le abbini alla biodinamica?

Innanzitutto l’anfora non va di pari passo con la biodinamica, è una leggenda metropolitana. Io uso l’anfora solamente in affinamento ma non in vinificazione. Vedo che in affinamento, per la parte di Marzemino Superiore, dà un’evoluzione particolare, calibrata per il Marzemino. Piuttosto che usare lunghi affinamenti l’acciaio, che mi pregiudica il bouquet olfattivo del Marzemino, ne metto una parte l’anfora e una parte nelle botti in ciliegio facendo poi un assemblaggio finale.

 

Per te cos’è un “vino buono”?

Posso dare il mio giudizio solo dopo averlo assaggiato e non mi fido del sentito dire. Se il vino è di una piccola azienda mi aspetto che ogni annata sia diversa. Un vino buono deve essere, nel complesso, racchiuso dall’aggettivo di “piacevolezza” olfattiva e gustativa e deve emergere l’equilibrio fra le varie componenti e rispetto del territorio. Chiaramente un rosso buono trentino mi aspetto che sia necessariamente diverso da un vino buono rosso di un’altra regione, devono piacere per la loro diversità. Il vino rosso prodotto nella nostra regione non stanca alla beva, ha un livello di acidità leggermente superiore che lo rende piacevole e si abbina bene con determinati piatti. Il Trentino è una regione piccola, con un territorio eterogeneo, dove ogni tipologia di vino, nelle sue micro-aree, esprime il massimo.

 

Vino è anche innovazione, tecnologia. Come leghi la tradizione con l’evoluzione tecnologica nella tua azienda essendo molto tradizionale.

Per la verità non usiamo grandissime tecnologie ma tecniche di precisione. Curiamo i nostri vini in modo maniacale. C’è una maggiore precisione nell’elaborazione dei vini soprattutto nei primi due mesi quando si gioca la partita della qualità.

 

So per certo che nella tua cantina, sia personale sia aziendale, ci sono tanti vini di colleghi. Ma se tu dovessi scegliere un vino, per un invito a cena, quale sarebbe quello che avresti il piacere di portare a casa di un’altra persona? Ovviamente un vino non prodotto da te.

Bianco, rosso o bollicine?

 

Indifferente.

In base al menù proposto a cena.

 

Se fosse una bolla, allora.

Sceglierei, per una serie di motivi, lo spumante Methius della cantina Dorigati.

 

Perché? Sono curioso…

Paolo è un amico di classe, abbiamo studiato insieme per il diploma e per la laurea. Inoltre, essendo un amico, con lui condivido tutto e siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Inoltre è un prodotto che rispecchia una grande qualità ed è sempre abbastanza costante negli anni. È un TrentoDoc Riserva, è stato uno dei primi a partire con la Riserva e continua a mantenere standard qualitativi e quantitativi importanti.

 

Ultima domanda. Sappiamo che presenterai il tuo prossimo vino. Altri sogni nel cassetto, Covid permettendo?

Quest’anno ci sono due progetti nuovi in arrivo. Il nuovo vino e le nuove bollicine, in uscita per ottobre. Una volta presentati questi progetti penserò al prossimo, ora è prematuro. Posso dire che con l’arrivo dei due nuovi vini la gamma si arricchisce, e non poco. Ovvio che la dinamicità e l’innovazione sono sempre quel pizzico di pepe che ci fa lavorare bene e migliorare. Non escludo che non possa nascere un altro prodotto.

 

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