PELZ, UNA GRANDE VISIONE E UN TERROIR INCREDIBILE.
Viaggio al centro della terra, chi non lo conosce, Jeles Verne lo aveva scritto nel 1870.
Il mio viaggio invece è iniziato salendo lungo la bellissima strada che attraversa la Valle di Cembra, per finire nel suo cuore, nel suo centro più bello, in mezzo a suoi meravigliosi vigneti, a dir poco spettacolari.
Un viaggio nel centro della Val di Cembra, dove ho incontrato Michele che, accompagnato da Alessia e dai suoi fratelli, sono il cuore pulsante di una delle cantine più rappresentative della valle, Pelz.
È inutile che stia a ricordare quanto amo il mondo dei vignaioli, quelli come Michele che lasciano a casa la giacca e si presentano con la vera divisa da contadino e le scarpe piene di terra.
Lo cantava anche Jovanotti, o forse erano le “tasche piene di sassi”, ma il concetto resta lo stesso:)
Amo questo incredibile mondo.
Arrivato in cantina saliamo subito sull’ammiraglia di famiglia e scendiamo lentamente lungo le tortuose stradine che si immergono nel cuore pulsante del vino cembrano.
Viaggio con la mente, cercando di immaginare il lavoro necessario per prendersi cura di tanta bellezza.
Stradine irte si alternano a vigneti difficilmente percorribili dalle moderne tecnologie, e lo spettacolo per i miei occhi è impagabile.
Tutto questo, però, non spaventa l’incredibile vignaiolo alla guida della macchina, che guida con tanta attenzione mentre ci racconta parte della sua vita trascorsa nei campi.
Il sole bacia una giornata splendida, trascorsa in vigna chiacchierando e degustando vini ricchi di eleganza, finezza e profondità.
Sì, perché, come dice il buon Michele, “sono un visionario e mi piace l’idea di creare vini che possano durare nel tempo e magari essere messi in commercio qualche anno dopo”.
Grandi visioni che spesso si scontrano con una mentalità locale che viaggia in direzione opposta, non al centro della terra ma verso il pianeta delle esigenze commerciali.
Appoggio il pensiero di Michele, mi sento anch’io visionario e sognatore.
Lo appoggio pensando alle potenzialità di una valle dove possono nascere vini capaci di lasciare il segno, nel tempo, nel lungo tempo.
E lui lo sta già facendo, mettendo in commercio vini che portano qualche anno sulle spalle ma che conservano ancora una freschezza invidiabile e un carattere unico.
Per arrivare a questo serve, oltre a una grande visione, un lavoro immenso in vigna: basse rese per ettaro, una sfogliatura fatta a regola d’arte, e un lavoro in cantina degno del miglior maestro d’arte.
Un insieme di dettagli che alla lunga, ne sono certo, premierà lo sforzo, anche economico, della famiglia Pelz.
La visita alla cantina, infatti, dura una manciata di secondi, giusto il tempo per farmi vedere che esiste. La vera cantina è all’esterno, lungo i ripidi vigneti: è lì che si creano i capolavori.
Il suo Riesling 2016, bevuto in degustazione, racconta bene tutto questo. Elegante, ricco, lungo, con quell’evoluzione che fa godere il palato e quei profumi di idrocarburi che accontentano i grandi estimatori di questo vitigno.
Un vino che dovrebbe essere di esempio per una valle intera, a dimostrazione che il mondo del vino, ormai saturo e a volte un po’ stanco, ha bisogno proprio di questo per fare la differenza: quella differenza che troppo spesso, nel bicchiere, manca.
L’annata 2022 dello stesso vitigno parla ancora una sola lingua, quella della giovinezza, è ancora un bambino che ha bisogno di molto tempo per potersi esprimere. Ma l’accentuata e delicata freschezza abbinata alla sua complessità fanno già capire che diventerà un piccolo capolavoro.
Per non parlare del Müller Thurgau, vitigno che personalmente non ho mai amato abbastanza da approfondirne la conoscenza, ma che in questa realtà cembrana trova la strada, come per il Riesling, per dimostrare tutte le sue potenzialità.
200.000 bottiglie circa prodotte in tutta la valle tra una manciata di produttori, un nulla. Sono il mio consumo personale, quasi:)
Il cambio di marcia ci sta alla grande: basta un pizzico di visione e una buona dose di coraggio.
I veri sognatori la vincono sempre, e se non sarà così per tutta la comunità dei vignaioli locali sicuro questa famiglia rimarrà comunque la numero uno, l’esempio da seguire, perché alla fine l’importante è essere i primi a realizzare un sogno.
Se poi è di grande qualità, ancora meglio.
Torno a parlare di vino.
Sono rimasto affascinato dal loro Trentodoc, a base di Chardonnay e Pinot Nero, con 60 mesi di affinamento sui lieviti.
Eleganza, finezza, freschezza, con un bellissimo perlage, molto fine e persistente.
Da troppo tempo non lo stappavo, e me ne dispiaccio.
Un vino che vale, con un rapporto qualità prezzo incredibile.
Bello.
Per non parlare del Lagrein.
Ero partito da Rovereto con la curiosità di assaggiarlo e sono stato ripagato alla grande.
Un bel colore rosso rubino, piccoli frutti, fiori rossi, tanta freschezza e quel carattere cembrano dove al posto della potenza e della struttura emerge la firma dei vini di altura.
Mi piace, proprio come me lo aspettavo!
Che dire.
Voto 9, perché se metto un 10 Michele rischia di montarsi la testa. Voglio che resti così, semplice, umile, sognatore e visionario.
La strada che sta percorrendo è quella giusta, aspettiamo i veri frutti, che arriveranno tra qualche anno.
In alto i calici.
Paolo