ASSAPORA L'ATTIMO
Amaro Essenza del Bosco

Sarà, ma il mondo del Trentodoc sta imboccando una direzione che, finalmente, convince anche gli appassionati più esigenti. I produttori capaci di fare davvero la differenza sono ancora pochi, ma stanno aumentando le bottiglie che meritano attenzione, analisi e racconto.
Sì, lo so: chi vive di grandi bollicine pensa subito alla Champagne, alla profondità dei suoi cru, alla finezza che certe maison sanno raggiungere. E al fatto che, con il prezzo di alcune riserve trentine, ci si può portare a casa un’ottima etichetta francese. C’è un però.
Il punto è un altro: cominciamo ad aprire le bottiglie che contano e sosteniamo un territorio che sta crescendo con coerenza e ambizione. Parlo di nomi consolidati come Ferrari e le sue riserve, ma anche di realtà come Maso Martis, Etyssa, Letrari, Man. Solo per citarne alcuni.
La Champagne, è evidente, imprime ai vini un’impronta irripetibile. Il terroir è completamente differente, e non potremo mai replicarlo. Ma la terra trentina sa donare una personalità distinta, una verticalità tutta nostra, che merita di essere riconosciuta e valorizzata. È solo questione di scegliere con attenzione cosa stappare in un mondo come quello del Trentodoc dove ci sono produttori che sanno veramente fare la differenza.
Non ho volutamente inserito nella lista Marco Tonini, il piccolo produttore lagarino a cui sono particolarmente legato. Le Grile è il nome della sua riserva, attualmente in commercio si trova la 2019, tra l’altro assaggiata di recente. Chardonnay in purezza, 60 mesi di permanenza sui lieviti.
Apro una piccola parentesi: Le Grile è il nome del vigneto che si trova sulla sinistra salendo la strada per Lenzima. Chiudo la parentesi.
Qualche giorno fa ho aperto una 2014 (qualche bottiglia si trova ancora su SPT) e posso dirlo senza esitazione: una conferma assoluta.
Non la definisco sorpresa perché conosco bene la mano di Marco, la precisione con cui accompagna i vini verso un’espressività elegante e mai forzata. Ma quel colore con una leggera sfumatura ossidativa, i profumi di frutta matura e mela cotogna, la bolla finissima, e una progressione evolutiva armoniosa al palato mi hanno conquistato ancora una volta.
Una beva disarmante, pulita, coerente.
Hai presente quando ti viene da pensare: “Caspita se fosse un magnum sarebbe una figata pazzesca”. Ecco, proprio così!
La prova tangibile che anche in Trentino si possono ottenere bollicine di grande livello. Ricordo che l’avevo definito un vino sciampagnoso, scritto proprio così!
Amo stappare Champagne nelle occasioni giuste ma ritrovarmi nel bicchiere un vino così centrato, così sincero e così ben costruito è stata un’emozione autentica.
Grazie Marco.
In alto i calici.
Paolo