ERT1015, un Trentodoc di montagna, ad un passo dal cielo.
Ogni volta che salivo sul monte Altissimo la guardavo dall’alto, in tutta la sua importanza.
Un progetto ambizioso creato a 1050 metri di altitudine dal gruppo guidato da Federico Veronesi, noto forse più per il marchio Calzedonia o Signorvino.
Un giorno arriva la telefonata e l’invito alla visita di Ert1050, invito che accetto con grande piacere spinto dalla curiosità nel capire cosa poteva aver creato un imprenditore del suo calibro.
Non era scontato che sarebbe stata solo una grande conferma.
La cantina è in parte ancora un grande cantiere, urge la costruzione di un nuovo magazzino per lo stoccaggio, ma la vista sul Baldo è stupenda, come quella sulla Vallagarina.
La produzione è ancora limitata a 12/15 mila bottiglie ma quando tutti i vigneti saranno a pieno regime l’intenzione è quella di arrivare a 80.000.
I vigneti sono posizionati in più parti del comune di Brentonico, a diverse altezze. Alcuni hanno già qualche anno sulle spalle, quelli attorno all’azienda sono i più giovani.
Ert, un nome che ricorda in trentino una parte di montagna irta, erta. Anche il nome non è lasciato a caso, per creare così fin da subito un legame con la terra che li ha accolti. 1050 metri, altitudini che, causa i cambiamenti climatici, ormai stanno diventando la normalità per il mondo del Trentodoc, permettendo di ottenere uve che regalano vini freschi e dalla beva incredibile.
Uno solo, per ora, il vino prodotto, un Trentodoc Brut prodotto da sole uve Chardonnay e con una permanenza sui lieviti di 24 mesi. Brut, con un dosaggio ancora marcato (circa 6/7 grammi per litro) che compensa con classe con l’uva raccolta in vigneti che ancora non danno una marcata complessità, arriverà nel tempo.
Togliere dosaggio significherebbe ottenere un vino troppo tagliente. Ogni particolare è curato! Ho degustato un vino fresco, dal bellissimo profumo di frutta fresca, mela, fiori, e con un’eleganza di beva che mi ha conquistato. Verticale, salino, pulito, fine. D’altronde, dietro a tutto questo c’è la mano di uno degli enologi più in voga in questo momento, Matteo Moser.
E il futuro? Un passo alla volta. Le vigne di Pinot Nero stanno lentamente diventando adulte assieme a quelle di Chardonnay, i vini in cantina iniziano a fare qualche mese di affinamento in più, tutto lentamente comincia a prendere una strada diversa.
E il fatto che per ora ci sia solo un vino denota la serietà aziendale: una prima etichetta, che profuma ancora di freschezza e che lentamente, sboccatura dopo sboccatura, maturerà nel gusto e nella sua complessità. Di conseguenza poi arriveranno le riserve e gli altri progetti aziendali.
Un vero Trentodoc di montagna, elegante e fine come la struttura che è stata creata, ben inserita nell’ambiente e dall’eleganza piacevole ma non forzata.
Escursione termica, esposizioni fredde, altitudine: tre fattori che permettono di ottenere grandi vini. E ne sono certo, dopo aver assaggiato il loro primo vino, sono convinto che per quest’azienda è solo l’inizio di un bellissimo percorso, sempre più in alto, ad un passo dal cielo.
Sarà presto online.
In alto i calici.
Paolo